Intervista a Michele Amitrani

onniologo2Dalla splendida Vancouver, Michele contribuisce al panorama letterario indipendente italiano con libri di vario genere: romanzi di fantascienza, ma anche saggi. Ecco cosa ci racconta della sua esperienza come autore self-publisher.

Qual è la tua attività principale?

Mi piace pensare a me stesso come ad un raccontastorie, ma spendo le giornate in modi diversi. Tra le altre cose, mi occupo di platform building, social media, design di logo, editing di video, traduzioni e a volte faccio consulenze relative al self-publishing. Nei weekends, lavoro anche in un ristorante qui in Downtown Vancouver come cameriere.

 

Da quanto tempo scrivi?

Scrivo storie da quando ho imparato ad imbrattare i muri e i pavimenti di casa con matite, penne, pastelli e crayon (con somma felicità di mia madre). Ho scritto il mio primo racconto breve quando avevo circa dieci anni. Ero stato ispirato da una collana di racconti chiamata “Piccoli Brividi” (Goosebumps in inglese) di R. L. Stine, a quel tempo molto popolare in Italia. Questa storia trattava di una coppia che si trasferiva in Egitto e di loro figlio che scopriva di avere una mummia viva nel suo armadio. L’idea mi affascinava e mi terrorizzava al tempo stesso, e per quel motivo, immagino, decisi di scrivere il racconto.

Lo fai per hobby, per passione, per professione o per un mix di questi elementi?

Quando penso alla mia attività di autore indipendente, e ad una parte importante di questa attività, come la scrittura, sono sempre convinto che sia niente meno che una professione, un vero e proprio mestiere che si apprende e si affina con il tempo e la pratica. Quando mi siedo e scrivo, non penso mai sia un hobby, o un semplice passatempo, penso sia una faccenda seria a cui devo dedicare il massimo della mia attenzione. Lo faccio con un sorriso sulle labbra, perché creare nuovi mondi e popolarli di personaggi mi affascina e mi soddisfa al tempo stesso, ma cerco sempre di farlo seguendo uno schema, una scaletta e avendo degli obiettivi che per la fine della giornata devono essere raggiunti, come, ad esempio, scrivere duemila parole, oppure delineare meglio un filone o scoprire di più sulla personalità di uno dei miei protagonisti. Per questo motivo cerco sempre di controllare i miei progressi e ho una lista di cose da fare che deve essere ultimata alla fine del giorno, un tot di compiti che devono essere compiuti. Mi piace ‘spuntare’ caselle, per così dire, vedere che sto facendo progressi che mi porteranno al raggiungimento di un obiettivo. So che la scrittura e il modo di affrontarla è diverso per chiunque, ma io penso che sia un percorso che porta in diversi luoghi, ma che non abbia mai una vera e propria destinazione finale.

Di cosa parlano i tuoi libri?

Scrivo libri che trattano di diversi argomenti (scienze politiche, self-help, attualità, narrativa, ecc.) ma la onniologo3mia passione è sempre stata fantasy e fantascienza. Amo spesso muovermi da un genere ad un altro, senza alcun preavviso. Mi piace cambiare prospettiva, mettermi alla prova, imboccare nuove strade. Ad esempio, ho appena pubblicato un libro intitolato: “Confessione di un Autore Indipendente”, che fa parte del reame dei libri self-help. Questo libro era stato preceduto da un romanzo di fantascienza e sarà seguito da un romanzo di fantascienza, che è anche il mio genere preferito. Faccio questi tipi di balzi perché mi piace sondare terreni diversi e crescere come scrittore, e perché voglio tenermi costantemente in allenamento, voglio cercare di padroneggiare diversi stili ed essere a mio agio scrivendo generi diversi. È una cosa in cui non sempre riesco, ma è un esercizio utile che consiglio di fare a chiunque. Potreste scoprire lati della vostra personalità che non aveste mai sospettato esistessero.

Come crei i tuoi personaggi?

Domanda interessante. I miei personaggi nascono sempre in modi diversi. A volte un dialogo che ho in mente è l’inizio della creazione di un personaggio. Gli stimoli che mi danno un’idea sono sempre differenti ma tutti benvenuti. Non è praticamente mai successo che sapessi vita, morte e miracoli di un mio personaggio prima di finire la vicenda che lo riguardava. La storia in costruzione influenza i miei personaggi, così come i miei personaggi influenzano la storia in divenire. Molte volte un personaggio, all’inizio, è una semplice serie di note sul mio taccuino, senza nome o descrizione fisica. Lo ‘avverto,’ posso ‘percepirlo,’ ma non so davvero quale parte rivestirà in una delle mie storie. Questo può essere un bene e un male. Un bene perché mi lascia molto spazio di manovra. Una male perché non sono sicuro fino all’ultimo se quella serie di note diventerà davvero qualcuno (o qualcosa) o se resterà una semplice somma di frasi e concetti inutilizzabili. George R. R. Martin, il famosissimo autore de ‘Il Trono di Spade’ ama ripetere che esistono scrittori ‘architetti’ e scrittori ‘giardinieri’. I primi sanno tutto della storia e dei personaggi ancor prima di scrivere la prima parola della loro opera, i secondi, invece, creano, modificano, sostituiscono man mano che le idee si fanno largo nella loro mente. Immagino che io possa definirmi una mistura tra queste due figure, come penso siano la maggior parte degli scrittori.

Come hai fatto ad arrivare nella classifica Kindle di Amazon?

Diversi miei libri hanno raggiunto la Top 20 in alcune classifiche Kindle di Amazon. Sono specialmente orgoglioso della mia saga di fantascienza, Onniologo, che gareggia continuamente in una categoria dove ci sono giganti come Asimov, i tre libri della serie Hunger Games, la serie Divergent, the Maze Runner (il labirinto) e altri titani. Penso che ci siano diversi motivi che abbiano favorito il posizionamento dei miei libri, non solo uno. Tra i tanti, posso citare marketing incessante (pubblicizzare le proprie opere e la propria attività su internet in modi diversi), le buone recensioni, il passaparola e la presenza di una piattaforma diffusa, che comprende un sito internet, vari social media, una newsletter e molto altro ancora.

Hai delle strategie di marketing da consigliare?

Tre parole: scrivi, pubblica, ripeti. Molti scrittori si aspettano che avvengano miracoli dopo i primi due passi, si scoraggiano e si bloccano, senza neppure arrivare al terzo passo. Come amo ripetere a chi mi chiede di self-publishing: ti stai preparando per una maratona, non per una corsa di cento metri. Guardiamo in faccia alla realtà. Storie di successo come quella di Hugh Howey (autore della trilogia del Silo) che in un paio d’anni da autore sconosciuto è diventato super-famoso, sono abbastanza rare. Il novanta per cento degli autori indipendenti hanno diversi libri disponibili nei negozi online ma ne vendono una dozzina all’anno o proprio nessuno. Io penso che essere un autore indipendente voglia dire crescere nel tempo come scrittore e creare e pubblicizzare un prodotto sempre più ben fatto. E questo richiede del tempo. Anni, per la verità. Mi piace moltissimo la frase di un autore indipendente oggi famoso, Steve Robinson, che sfata il mito dell’autore indipendente multimilionario in poche settimane con la frase “Ci ho messo otto anni per diventare un successo improvviso.”

Le copertine le crei da solo?

Mi piacerebbe, ma non sono proprio capace! Fortunatamente ho capito in fretta che una copertina deve essere fatta da una persona che sa utilizzare Photoshop o programmi simili. Le copertine delle maggior parte delle mie opere sono create da artisti e designers professionisti, con anni di esperienza alle spalle. Io utilizzo per lo più servizi di crowdsourcing come 99Designs per i miei libri. È in questo modo che ho creato le copertine della mia saga di fantascienza Onniologo, con risultati, mi dicono, molto positivi.

La prossima pubblicazione?

Il secondo capitolo della mia saga di fantascienza, Onniologo. Questa saga conta di quattro libri ed in questo momento mi sto concentrando sulla stesura del secondo della serie, che dovrebbe essere pubblicato alla fine del 2015. Sto contemporaneamente anche lavorando alla traduzione in inglese della versione estesa del primo libro, che spero di poter pubblicare per questa estate.

UNA NOTA A MARGINE SULLE CASE EDITRICI E SUL SELF-PUBLISHING OGGI.

Sono un autore indipendente a cui piace tenere le orecchie aperte e che ama guardarsi attorno. Ho letto e notato personalmente una tendenza interessante nell’editoria tradizionale, una tendenza che secondo il sottoscritto non potrà che diffondersi in futuro, ovvero l’avvicinarsi della figura dell’autore tradizionale a quella dell’autore imprenditore (altro nome per autore indipendente) e viceversa.

Le radici di questa tendenza (o processo) mi sono state suggerite leggendo il libro “Platform” dell’esperto di social media Michael Hyatt. In particolare, mi sorpresi nel leggere la risposta di questo signore ad un’aspirante scrittrice.

La scrittrice aveva chiesto all’esperto più o meno quanto segue: “Signor Hyatt. Sono un’aspirante scrittrice e ho mandato il mio manoscritto a diverse case editrici. Tutte hanno detto che il mio libro era fantastico, ma che dovevo presentarglielo solo quando fossi riuscita a racimolare almeno 4000 ‘mi piace’ sulla mia pagina Facebook e l’equivalente numero di followers sul mio account twitter. Mi scusi, ma noi scrittori di oggi siamo destinati a spendere ore su internet, ad elemosinare consensi invece di concentrarci sulla scrittura?”

La risposta di Michael alla domanda mi ha fatto riflette. Era un semplice, disarmante ‘sì’. Uno scrittore senza una piattaforma, rispondeva Michael, non ha nessun modo di essere visto dal suo pubblico e le case editrici odierne prendono sempre più sul serio il tipo di base d’appoggio sulla Rete di cui dispone una persona. Il contenuto del libro rimane importante, ma ormai, da solo, conta poco o nulla.

Della serie, ‘ho una piattaforma, quindi sono.’

Gli autori indipendenti possono trarre vantaggio da questo tipo di rivoluzione in divenire. Un autore indipendente, oggi, non è (e non può essere) solo uno scrittore. Deve curarsi di diversi aspetti che riguardano il suo libro, come l’editing, l’impaginazione, la creazione di una copertina fino al marketing e alla creazione della propria piattaforma.

Essere un autore indipendente non è affatto facile, specialmente se si decide di imbarcarsi in questa strada al 100%. Non ci sono scorciatoie. Le frustrazioni, gli insuccessi, la perdita di tempo e tutto il resto possono spezzare la volontà della persona più motivata del mondo. Bisogna volerlo davvero con tutte le forze, bisogna avere un mantra personale che ci spinga ad andare avanti nonostante tutto, a credere nella nostra stessa storia e a produrre per il piacere di farlo, non per un interesse economico fine a sé stesso. Ad esempio, questo è il mantra che io mi ripeto ogni volta che sono triste, sconsolato o semplicemente abbattuto.

“Lo stai facendo per creare qualcosa che ti piacerebbe vedere, ascoltare o leggere ma che non esiste da nessun’altra parte se non nella tua testa. Sta a te fare in modo di trasformare quell’idea in un progetto e quel progetto in un obiettivo raggiunto.”

Anni davvero interessanti ci attendono all’orizzonte per quanto riguarda l’editoria tradizionale e quella indipendente e, chissà, forse in futuro non ci sarà più alcuna necessità di distinguerle l’una dall’altra.

Il libri di Michele Amitrani sono disponibili su Amazon!

Comments (1)

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